Paris en liberté

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Bella, completa, ottimamente allestita e decisamente godibile è la retrospettiva su Robert Doisneau, Paris en liberté, inaugurata il 1 Febbraio 2013 presso lo Spazio Oberdan (Viale Vittorio Veneto, 2). La mostra giunge a Milano, dopo essere stata presentata a Parigi all’Hotel de Ville, al Mitsukoshi di Tokyo, all’Isetan Museum di Kyoto e al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Un lungo tour, e molto apprezzato, che vede esposti oltre 200 scatti in bianco e nero dal 1935 al 1991 di uno dei più interessanti interpreti fotografici della realtà parigina del Novecento.

 Per poco più di due mesi, lo Spazio Oberdan darà volto alla splendida Ville Lumière, o meglio allo sguardo che della cosmopolita, romantica, decadente Parigi diede un delicatissimo fotografo. Una Parigi fatta di luoghi intimi e di bistrot, di musei e di strade, di statue e di parchi. Di volti, soprattutto. Volti differenti, sguardi intensi ed accattivanti. Indipendentemente che si tratti di stilisti famosi o di clochard, di artisti all’opera o di anziani che attendono alle loro faccende quotidiane, Doisneau riprende la vita nella sua quotidianità, ritraendo l’essere umano che, con naturalezza, agisce nell’ambiente ambiente che gli appartiene e che lo rappresenta.

Non mi sono mai chiesto perché scattassi delle foto. In realtà la mia è una battaglia disperata contro l’idea che siamo tutti destinati a scomparire. Sono deciso ad impedire al tempo di scorrere. È pura follia (id.)

Il percorso espositivo è non è organizzato cronologicamente, ma per aree tematiche, lontane tra loro e tutte ugualmente interessanti.  Affianco a fotografie assai famose quali Il bacio all’Hotel De Ville - istantanee ma non necessariamente spontanee-  la retrospettiva propone anche scatti immediati, popolati da soggetti che non sanno di essere nel mirino – attento, scrutatore, anche a tratti impertinente- dell’obiettivo fotografico.  Queste sono le serie che meglio danno voce all’esigenza di Doisneau di fermare il tempo, esigenza che lo porta ad applicare alla fotografia la tecnica della pesca alla lenza: davanti ad una trappola fotografica, una sorta di esca, egli rimaneva immobile, nascosto a aspettare e a scattare in serie. I tipi umani ritratti colpiscono, allora,  per l’estrema naturalezza e affascinano proprio per la loro prosaicità. Lo spettatore sorride davanti ai volti dei visitatori del Louvre che rimirano la Gioconda (1945) o dei passanti che guardano all’interno di un negozio dove, in vetrina, è esposto un nudo accattivante (Boutique de Romi, 1948).

Ma Parigi è anche la città delle celebrità e della moda. Non mancano allora ritratti di Picasso che personalizza una copertina di “Vogue”, Juliette Binoche che passeggia sulle rive della Senna, un’infinità di immagini riflesse di Coco Chanel.

Un percorso molto bello, insomma, godibile anche da chi non è un esperto di fotografia. Proprio perché l’atmosfera è romanticamente decadente, le immagini bellissime  e perché le meraviglie della vita quotidiana sono emozionanti. Nessun regista cinematografico sarebbe capace di comunicare l'inatteso che si incontra per le strade (Doisneau)