C'era una volta (Parte 1)

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C’era una volta una bella bella bimba di nome Gloria, tutta riccia e con grandi splendidi occhi azzurri. Ella viveva purtroppo in un posto inquietante, popolato da mostri perfidi e voraci, ma aveva tanti amici e con loro trascorreva gaiamente il tempo datole in questa terra. Amava danzare e la sua danza aveva la capacità di rendere allegro chiunque. Sovente rifletteva –senza darlo MAI a vedere- su come potenziare le proprie doti…

“Amo danzare, ridere, rendere allegre le persone… e se creassi qualcosa che unisse queste mie caratteristiche?!” si domandò un giorno. In un battibaleno comparve davanti a lei un mago imponente e forte, mago che per verosimiglianza storica chiameremo Bruno. “Gloria, non temere –le disse- esiste un modo! Crea una scuola di danza, fa’ che tutti vi partecipino e vedrai…”. “Grande e potente mago –gli rispose- ma io sono una ballerina, coreografa, danzatrice, un po’ artista: non posso organizzare ottimamente qualcosa!” “Non temere, piccola Gloria, ci sono qui io. Ho un apprendista cha fa al caso nostro. Anche lui è un mago e so che potrà aiutarti: Marco è il suo nome”. E comparve dinnanzi a lei un ragazzo alto, moro ed avvente... "Qual è il suo potere, Grande Mago?" chiese Gloria timorosa.  "Dare razionalità al furor creativo!"  Egli, infatti, poteva mettere le briglie a qualunque cosa di folle ed apparentemente indomabile, nulla lo spaventava!

E così Gloria creò la sua scuola, che Marco seguì puntualmente (Presi i certificati? Ritirate le rette? Chiamato il comune? Un portento!). Gli abitanti del paese vi accorrevano lieti, nessun mostro malvagio riusciva ad agire realmente, nonostante alcune incursioni armate fossero state tentate differenti volte.  

Un giorno, però, arrivò al paese incantato un Principe che, in un istante, fece innamorare la fanciulla e la sposò. Da lì a poco i due vollero un erede (o un’erede, come poi avvenne): lieto annuncio, ma la scuola era in pericolo. Chiunque avrebbe potuto impossessarsene: tanti ambivano al controllo ed al dominio di Allinsù.

Bisognava escogitare un piano, trovare qualcuno che la salvasse. Goria, allora, nel buio della sua stanza, interrogò le scarpette incantate (scarpette?! Erano più che altro scarpacce da hip hop, ma sorvoliamo). “Scarpette, scarpette mie belle, devo salvare la scuola, a chi posso chiedere aiuto?”. Queste ovviamente non emisero neppure un suono. Dopo aver atteso lungamente, ella si addormentò e sognò. Mai sogno fu più propizio! Al suo risveglio aveva le idee chiare: avrebbe chiamato le Tre Fatine –che, sempre per verosimiglianza storica, chiameremo Silvia, Paola ed Elena. Avevano caratteristiche diverse - l’una la tecnica impeccabile, l’altra la personalità prorompente, la terza l’acume-, ma tutte e tre erano piccole, carine e svolazzanti. Insieme, perfettamente addestrate, avrebbero impedito che mostri cattivi o anarchie devianti facessero rovinare Allinsù. Dal canto suo Gloria le avrebbe seguite puntualmente. L’indomani le Tre Fatine furono convocate. Accolsero la proposta con entusiasmo, svolazzando qua e là e creando i più bei tramonti rosati mai visti. Gli abitanti impararono ad amarle. Ora, però, si trattava di organizzare lo spettacolo conclusivo.

TO BE CONTINUED...