Bisogno estetico

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Viviamo in un’epoca in cui la comunicazione immediata ed intuitiva è preponderante rispetto alle altre forme. Le immagini e i suoni hanno un ruolo decisivo in quella società che costituiscono e permeano perché catturano l’attenzione istantaneamente, inducendo a provare sensazioni disparate, legate al momento specifico, ai ricordi che innescano, ai valori che richiamano.

Le forme d’arte visive e musicali raggiungono dunque l’anima ed offrono gratificazione estetica per vie immediate, non sempre –quasi mai in realtà- razionali, vie che si traducono in percezione diretta di armonia, di piacere, di bellezza. O anche di tormento, di commozione, di sofferenza, ma tutto non esprimibile -perché non espresso- in maniera mediata e decodificabile.

Attraverso le percezioni, quindi, noi impariamo. Impariamo qualcosa degli altri, della società, di noi stessi e della nostra sfera emotiva. Attraverso alcune immagini e alcuni suoni noi, in quanto esseri umani, proviamo emozioni, entriamo in contatto con la nostra intimità, con nostro vissuto. Si pensi alle reazioni –spesso incontrollate- che scaturiscono dall’ascolto inaspettato di una canzone nota, legata ad uno specifico momento, e dimenticata. O all’emozione che nasce talvolta quando si entra in un palazzo, si vede un quadro, si assiste alla performance di teatro-danza…

A cosa serve l'Arte, allora? A vivere meglio, credo.

Già, perché attraverso le percezioni, noi impariamo. Impariamo qualcosa degli altri, della società. Di noi stessi e della nostra sfera emotiva soprattutto.

L’esperienza estetica incontra la categoria della bellezza senza, però, identificarsene: non esiste un “bello” inteso universalmente come tale. Questo varia nel tempo, nello spazio, nei modi, nelle formulazioni. La ricerca ridondante e sovraccarica di Bernini non si contrappone forse alla moderna razionalità di Wright e la seduttività della Venere di Botticelli all’inquietudine spaventevole della Guernica di Picasso? Ancora, l’inquietudine dell’ Estate di Vivaldi è meno coinvolgente di Satisfaction dei Rolling Stones? L’eleganza e la grazia di un balletto di danza classica non sono forse equiparabili alla forza e all’intensità di una coreografia di break dance?

Tutto è arte, tutto è emozione, tutto ci porta a vivere qualcosa al di fuori del contesto specifico e contingente, ma che tale contesto fa sopportare ed arricchire.

Allora se veramente la bellezza delle cose esiste nella mente di chi le contempla (Hume), impariamo a contemplare le cose.

Ps: allo Spazio Oberdan (viale Vittorio Veneto, 2, fermata MM1 Porta Venezia) è in corso Paris en liberté, una retrospettiva su Robert Doisneau, una delle figure più note della fotografia del secolo scorso. La mostra si chiuderà il 5. maggio. 2013. Bella la scelta degli scatti, bello l’allestimento: vale la pena andarci!

Elena Fiume